New deal for Europe è un’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) che si propone di raccogliere almeno un milione di firme in almeno sette Stati membri per chiedere un’iniziativa legislativa alla Commissione Europea.

Il manifesto parte dal presupposto che è necessario tenere i conti in ordine, tuttavia oggi, molti Stati dell’Unione Europea sono in grande affanno e le politiche di austerità imposte dalla Trojka si sono rivelate fallimentari: è calato il pil, è diminuita l’occupazione e sono cresciuti i debiti pubblici di tutti i paesi dell’area euro. È chiaro che gli Stati in crisi sono tenuti al rigore, ma se il rigore spetta agli stati, la crescita spetta all’Unione Europea.

Da anni si parla di politiche per la crescita, ma della crescita non si è vista nemmeno l’ombra, è chiaro che occorre un piano di investimenti che deve essere straordinario per ammontare di denaro investito, per modalità e per contenuti. Alcuni Stati membri sono troppo indebitati e il mercato dei capitali non permetterebbe loro di finanziare piani di investimento che hanno un ritorno nel medio e lungo periodo, al contrario l’Unione Europea non ha un euro di debito. Il lancio di un piano di sviluppo straordinario potrebbe essere il primo passo verso una mutualizzazione del debito pubblico dell’UE o dell’area euro, che oggi appare ardua da realizzare in tempi brevi per via delle resistenze dei paesi virtuosi. Come sottolineano alcuni acuti commentatori, se non possiamo condividere il peso di scelte passate che ognuno ha fatto autonomamente, possiamo almeno condividere il peso di scelte future.

L’Europa di Maastricht si è arenata quando il patto di stabilità e crescita è stato mutilato ed è diventato patto di stabilità, perché a Bruxelles è stato accettato il principio che è possibile imporre a tutti gli europei di essere ordinati ma non è possibile imporre a tutti di essere brillanti. Le contraddizioni di questo approccio sono esplose con la grande crisi iniziata nel 2008, quando è diventato palese che di fronte a sfide eccezionali essere ordinati non basta, per essere ordinati bisogna essere brillanti.

Il new deal deve “puntare su uno sviluppo sostenibile, fondato sulla realizzazione di infrastrutture europee, sulle nuove tecnologie, sulle nuove fonti di energia, sulla tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale, sulla ricerca di punta, sull’istruzione avanzata e sulla formazione professionale”. Obiettivo del piano è generare “qualche milione di posti di lavoro”.
Se la proposta verrà accettata, spetterà alla commissione stabilire quali investimenti sono più idonei per realizzare le finalità del piano, tutti coloro che la sosterranno, per mezzo di alcuni loro rappresentanti, potranno portare i loro pareri a conoscenza della commissione.

Le risorse finanziarie aggiuntive per finanziare il piano si possono ottenere mobilitando risorse proprie dell’Unione (quali ad esempio una tassa europea sulle transazioni finanziarie e una tassa sulle emissioni di carbonio), capitali privati (con Project bonds europei) e risorse messe a disposizione dalla Banca Europea per gli Investimenti. La cooperazione intergovernativa si è rivelata del tutto insufficiente. Il Parlamento europeo si sta muovendo, anche in vista delle elezioni del 2014. Ma per dare una spinta decisiva a un processo troppo lento occorre che si levi finalmente una voce dai cittadini europei.

Vi sono motivi economici e politici per concordare con questa visione. Sul piano economico solo un’operazione di dimensione continentale può consentire di effettuare investimenti nell’ordine di qualche centinaio di miliardi in grado di far ripartire l’economia. Un piano di investimenti europeo è incommensurabilmente più credibile di tante proposte circolate anche in Italia negli ultimi mesi, andrebbe oltre la sterile contrapposizione tra chi afferma che basta il rigore, tra chi crede che possa essere sufficiente contrattare con Bruxelles un deficit di mezzo punto percentuale di pil in più e chi afferma che possiamo ritornare alle politiche di deficit cronico degli anno ottanta. Ne tanto meno la crisi verrà superata dagli Stati membri con il taglio di qualche spesa inutile o spostando o tagliando qualche tassa. Tornando al caso dell’Italia è ridicolo per un paese con oltre 2.000 miliardi di debito pubblico pensare di uscire dal guado con uno sconto 6 o 7 miliardi di tasse ai meno abbienti, recuperando un miliardo con tagli alle pensioni più elevate o privatizzando beni per 5 o 10 miliardi. Tutti provvedimenti ragionevoli, alcuni anche molto giusti, che sono auspicabili, ma che da soli non producono lo shock oggi necessario per far ripartire l’economia.

Il presidente Obama afferma che presto ci sarà una nuova rivoluzione industriale e sarà una rivoluzione “made in America”, cosa pensa di fare l’Europa? Aspettare che “passi la nottata”? E’ chiaro che la crisi non verrà superata facendo un po’ di più o un po’ di meno le cose che facciamo da anni, la crisi verrà superata facendo cose nuove, le cose nuove si fanno solo se si investe.
Sul piano politico l’iniziativa dei cittadini europei è un’occasione unica per correggere un’Unione che è sempre andata avanti con stimoli che arrivano dall’alto. Si tratta quindi un’occasione unica sia per chi dice di essere disposto a tutto per salvare l’Unione, sia per chi ritiene che l’Unione debba essere profondamente cambiata. Da anni ripetiamo che la vera partita si gioca in Europa, allora è possibile per tutti giocarla firmando il manifesto, nella speranza di avere presto una costituzione che renda meno complessa e più democratica l’Unione Europea.

Paolo Sinigaglia e Michela Cella

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Firma il “New deal 4 Europe”

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