L’Europa degli obiettivi e delle proposte

L’Unione Europea tende ad avere una prospettiva di medio-lungo termine: non ha paura di darsi obiettivi ambiziosi ad esempio per il 2020 o per il 2030: questo serve a capire che cosa qui e ora è importante iniziare a fare. L’Europa, proprio per la sua natura di progetto inclusivo, che bene ha saputo svolgere negli ultimi 50 anni, è più brava a elaborare politiche e strategie piuttosto che a gestire crisi.

Va poi sottolineato che il processo di elaborazione della normativa dell’UE è assolutamente democratico. Prima di presentare una proposta, la Commissione europea conduce una vasta consultazione, dando alle amministrazioni nazionali, alle organizzazioni non governative, a esperti di settore e a tutti gli interessati la possibilità di esprimere un parere. Ciò permette di fondare la proposta su un’ampia gamma di contributi e una solida piattaforma di dati scientificamente verificabili. Oltre a chiarire i diversi aspetti sollevati, questo processo consente anche di creare tra i vari interlocutori un senso di condivisione della politica proposta.

In Italia questa percezione non c’è: troppo spesso in passato abbiamo perso occasioni importanti di fare sentire la nostra voce in Europa. Infatti l’Italia è il paese più inadempiente dell’Unione Europea: “Al 31 dicembre 2013, le procedure d’infrazione a carico dell’Italia sono 104, di cui 80 per la violazione di norme e 24 per mancato recepimento di nuove normative un numero molto elevato che colloca il nostro Paese in ultima posizione fra gli Stati dell’Unione quanto agli adempimenti al diritto Ue. Una posizione che indebolisce notevolmente l’affidabilità italiana”.

L’Europa insomma non deve essere vita solo come il mostro che ci obbliga ad avere vincoli, ad essere “austeri” ma provvede in maniera significativa ad obiettivi positivi che migliorano la qualità della vita di tutti gli europei.

Gli obiettivi più significativi sono racconti nel programma Europa 2020 che è la strategia decennale per la crescita sviluppata dall’UE. Essa non mira soltanto a uscire dalla crisi che continua ad affliggere l’economia di molti paesi, ma vuole anche colmare le lacune del nostro modello di crescita e creare le condizioni per un diverso tipo di sviluppo economico, più intelligente, sostenibile e solidale. Per dare concretezza a questo discorso, l’UE si è data cinque obiettivi da realizzare entro la fine del decennio. Riguardano l’occupazione, l’istruzione, la ricerca e l’innovazione, l’integrazione sociale e la riduzione della povertà, il clima e l’energia.

1. Occupazione: innalzamento al 75% del tasso di occupazione (per la fascia di età compresa tra i 20 e i 64 anni).

2. Ricerca & Sviluppo: aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo al 3% del PIL dell’UE. [Aggiungiamo la copertura della banda ultralarga >30 Mbps per tutti gli europei e della banda ultralarga >100 Mbps per il 50%]

3. Cambiamenti climatici e sostenibilità energetica: riduzione delle emissioni di gas serra del 20% (o persino del 30%, se le condizioni lo permettono) rispetto al 1990, 20% del fabbisogno di energia ricavato da fonti rinnovabili, aumento del 20% dell’efficienza energetica. [Aggiungiamo un tasso di raccolta differenziata del 50%.]

4. Istruzione: riduzione dei tassi di abbandono scolastico precoce al di sotto del 10%, aumento al 40% dei 30-34enni con un’istruzione universitaria.

5. Lotta alla povertà e all’emarginazione: almeno 20 milioni di persone a rischio o in situazione di povertà ed emarginazione in meno.

Ma quali possono essere nuovi obiettivi possibili per portare ulteriormente l’UE nel campo delle politiche positive, che portino il continente sulla frontiera della modernità?

A. Ambiente: l’Unione dovrebbe dotarsi di un obiettivo vincolante sulla riduzione progressiva del consumo di suiolo a livello europeo. Il suolo vergine è una riserva per l’alimentazione e contro il rischio idrogeologico: non possiamo mettere in pericolo le future generazioni.

B. Welfare: è importante l’obiettivo dell’adozione del reddito minimo garantito in tutti gli stati membri (ora presente in 22 su 28). Il concetto di ammortizzatori sociali universali non vale solamente per i lavoratori all’interno di un paese: uno strandard minimo, ovviamente differenziato nei livelli, dovrebbe essere garantito in tutto il continente.

C. Diritti: l’Europa dovrebbe chiedere che i diritti civili fondamentali diventino non discriminanti alla luce della carta europea dei diritti. Un obiettivo relativo all’introduzione del matrimonio egualitario in tutti i paesi membri sarebbe importante per evitare discriminazione tra cittadini di diversi paesi.

D. Sviluppo: non è possibile che il nostro paese non riesca a spendere la maggior parte delle risorse assegnate con i fondi strutturali (FESR+FSE) come nel passato programma 2007-2013 in cui siamo riusciti a sfruttare solo il 49% dei 49,5 miliardi di € assegnati (Europa+Italia). Oltre all’Agenzia nazionale per la Coesione Territoriale in costruzione servono uffici provinciali con persone formate per poter permettere agli enti locali di partecipare ai bandi sui grandi progetti di sviluppo e sfruttare meglio i 55,1 miliardi di € del programma che ci porterà al 2020.

Paolo Sinigaglia

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