Ambiente ed energia per la trasformazione verde

I temi del clima, dell’ambiente e della sostenibilità energetica sono inseriti nell’agenda della competitività dell’Unione Europea: sono uno dei pilastri (insieme ad esempio all’innovazione) con cui costruire l’economia del futuro.

L’opinione pubblica sostiene ampiamente le misure adottate dall’UE a favore dell’ambiente. Da un sondaggio condotto in tutta Europa a metà del 2011 emerge come oltre il 90% degli intervistati considerino l’ambiente importante. Quasi nove su dieci sostengono il finanziamento da parte dell’UE di attività ecocompatibili e più di otto su dieci reputano la legislazione europea necessaria per proteggere l’ambiente nel loro paese.

In campo ambientale, negli anni settanta e ottanta l’attenzione era rivolta a temi tradizionali, come tutelare le specie a rischio e migliorare la qualità dell’aria che respiriamo o dell’acqua che beviamo riducendo le emissioni di inquinanti. Ora l’enfasi è su un approccio più sistematico che tenga conto della correlazione tra i vari ambiti e della loro dimensione globale. Ciò significa passare da una politica di risanamento ad una strategia di prevenzione del deterioramento ambientale.

Dagli anni settanta l’UE ha adottato oltre 200 atti legislativi a tutela dell’ambiente. Ma la legislazione da sola non basta, se non viene adeguatamente applicata e fatta rispettare. proprio quello dell’ambiente è il capitolo più nutrito delle procedure di infrazione a carico del nostro paese, con circa un quinto del totale.

L’UE ha definito precisi obiettivi per la gestione dei rifiuti: al 2020 devono essere riciclati o riutilizzati almeno il 50% dei rifiuti urbani e domestici e almeno il 70% dei rifiuti da costruzioni e demolizioni. È in corso la revisione della legislazione per costruire gli obiettivi 2030 per cui si propone di arrivare al 70% entro il 2025 e di vietare l’incenerimento dei rifiuti riciclabili e organici entro il 2020. Se la legislazione europea sui rifiuti venisse pienamente attuata potrebbe creare 400 000 posti di lavoro e ridurre i costi annui netti di 72 miliardi di euro.

Sono definiti obiettivi precisi anche sulle emissioni di inquinanti organici, metalli pesanti, inquinanti atmosferici compresi quelli emessi dai veicoli, vedi le cosiddette norme “Euro x” in vigore dal 1992.

Sono poi in vigore gli obiettivi 20-20-20 su clima ed energia che prevedono: riduzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990, diminuzione del consumo di energia del 20% rispetto ai livelli previsti per il 2020 grazie ad una migliore efficienza energetica e il raggiungimento del 20% di quota di energia ricavata da fonti rinnovabili sul consumo totale.
La revisione in corso prevede come obiettivi vincolanti la riduzione del 40% rispetto ai livelli del 1990 delle emissioni CO2 e il raggiungimento del 27% di rinnovabili sui consumi a livello UE per il 2030.

Un’economia a basse emissioni di carbonio infatti promuove la crescita economica e crea posti di lavoro. Agire tempestivamente rafforza l’economia: evitare che il riscaldamento globale superi la soglia dei 2 °C è tecnicamente ed economicamente fattibile. Nonostante la crisi economica e il suo impatto sulle finanze pubbliche, l’UE è impegnata a portare avanti la sua azione per il clima nella consapevolezza che prima si agisce, più efficaci e meno costose saranno le misure da adottare. Il costo degli interventi è stimato all’1% del PIL mondiale. È una percentuale modesta, se si considera che non agire costerebbe tra il 5% e il 20% del PIL mondiale.

L’aumento dei prezzi dell’energia può essere parzialmente compensato da politiche energetiche e climatiche efficienti in termini di costi, da mercati energetici competitivi e da misure per migliorare l’efficienza energetica, ad esempio l’utilizzo di prodotti più efficienti sotto il profilo energetico.

Le energie rinnovabili svolgeranno un ruolo chiave nella transizione verso un sistema energetico sostenibile, sicuro e competitivo. Un impulso all’occupazione. Negli ultimi cinque anni il numero di persone che lavorano nel settore delle energie rinnovabili in Europa è passato da 230 000 a 550 000. Raggiungere l’obiettivo dell’UE di produrre il 20% dell’energia da fonti rinnovabili entro il 2020 significa creare nell’indotto altri 410 000 posti di lavoro.

La ricerca di una maggiore efficienza energetica stimola la crescita. Eseguire un audit energetico, installare nuove apparecchiature a basso consumo di energia, rinnovare gli edifici: tutto questo genera attività economica. È stato calcolato che realizzando gli obiettivi europei in materia di risparmio energetico si potrebbero creare due milioni di posti di lavoro da qui al 2020. E il tutto in maniera redditizia! Infatti, con un investimento di 24 miliardi di euro l’anno in lavori di coibentazione, gestione energetica e sistemi di controllo, la fattura energetica europea diminuirebbe di circa 38 miliardi di euro nel periodo 2011-2020.

Per evolvere verso una società a basse emissioni di CO2 il settore dell’energia dovrà subire una rivoluzione tecnologica nelle reti energetiche: solo l’integrazione europea può permettere di affrontare queste sfide a lungo termine.

Lasciamo concludere a Barroso: “Se l’azione per il clima rappresenta una chiave di volta per il futuro del nostro pianeta, una politica energetica veramente europea lo è per la nostra competitività. È nell’interesse dell’UE creare un’economia che offra sempre maggiori opportunità di occupazione e dipenda sempre meno da energia importata, grazie a una maggiore efficienza e al ricorso crescente a energia pulita prodotta internamente.”

Paolo Sinigaglia e Gianluca Ruggieri

Approfondimenti
Programma Europa 20 20 20
Legislazione UE sull’ambiente

 

Condividi

Email
Print